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Sommario: 1. Introduzione. “Povertà territoriale”: dall’insufficienza di reddito alla “condizione di esclusione geograficamente determinata”. – 2. La Strategia nazionale per le aree interne: oggetto e struttura. – 3. Il rinnovato approccio integrato nel contesto europeo: coesione, più sociale e inclusiva. – 4. Il “consolidamento della sperimentazione” nella nuova Strategia. – 5. La ricentralizzazione della governance multilivello e partecipata e l’associazionismo intercomunale quale presidio politico-istituzionale e tecnico-amministrativo. – 6. Il Piano strategico nazionale delle aree interne e la “povertà dietro l’angolo”. – 7. Considerazioni conclusive. Alle radici della povertà tra marginalità e sviluppo.
1. Introduzione. “Povertà territoriale”: dall’insufficienza di reddito alla “condizione di esclusione geograficamente determinata”. – La “povertà” è tradizionalmente riconducibile alla mancanza di reddito sufficiente a soddisfare i bisogni primari dell’individuo o del nucleo familiare, secondo una concezione “monodimensionale” in cui la “soglia economica” costituisce l’unico criterio rilevante. Se nella percezione comune è “povero” colui che “non guadagna abbastanza”, questo modello economico-reddituale è storicamente radicato nelle stesse politiche pubbliche e nell’elaborazione statistica che ne sta alla base1. L’approccio dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) è stato a lungo limitato alla sola “povertà relativa”, definita in funzione della distribuzione dei redditi (per cui una famiglia è considerata povera se ha una spesa media mensile per consumi inferiore alla soglia media pro capite nazionale), alla quale si è affiancata a partire dalla seconda metà degli anni Novanta la “povertà assoluta”, calcolata sulla base della spesa necessaria per acquisire un paniere di beni e servizi «considerato essenziale a uno standard di vita minimamente accettabile»2. È recentissimo il calcolo dei dati sulla distribuzione congiunta di reddito, consumo e ricchezza (Income, Consumption and Wealth – ICW) delle famiglie, riferiti alla “povertà multidimensionale” e qualificati come “sperimentali”3. Questo rinnovato approccio si inserisce nel contesto europeo che ha aggiornato il sistema statistico Eu-Silc (Statistics on Income and Living Conditions), riferendosi ad una nozione ampia di povertà intesa come «fenomeno dalle molteplici sfaccettature che riguarda non solo le condizioni materiali di vita, quali il livello di reddito, i consumi, la ricchezza e l’indebitamento, ma anche la salute, l’istruzione e l’accessibilità e l’uso dei servizi» (cons. 7, Regolamento (UE) 2019/1700 del 10 ottobre 2019)4.