Governo del territorio e “giustizia climatica”: Strumenti amministrativi di contrasto alla cooling poverty*

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Sommario: – 1. Premesse sulla cooling poverty. – 2. Governo del territorio e “giustizia” climatica nello spazio urbano. – 3. Di talune esperienze regionali: il piano di adattamento ai cambiamenti climatici di Bologna e di Roma Capitale. – 4. Il rilievo della cooling poverty nelle strategie pubbliche d’oltreconfine tra soluzioni tecnologiche e misure di governo del territorio. – 5. Giustizia sociale e giustizia climatica: considerazioni di sintesi.

1. Premesse sulla cooling poverty. – Il fenomeno della povertà è da tempo oggetto di studio da parte della dottrina amministrativistica1, ove si è condivisibilmente osservato come esso abbia assunto, in epoca recente, «un carattere multiforme e pluridimensionale, che va al di là delle rigide definizioni statistiche»2. Da ultimo, gli effetti dell’emergenza climatica3 hanno ampliato ulteriormente il perimetro del disagio sociale4 , introducendo nuove manifestazioni di ingiustizia distributiva strettamente correlate ai cambiamenti climatici5 .
Tra queste, emerge con particolare rilevanza la c.d. cooling poverty (o povertà di raffrescamento), quale condizione in cui la popolazione è esposta – in via immediata a causa di infrastrutture inadeguate, ma anche per ragioni più profonde, come si vedrà a breve – agli effetti dannosi dell’incremento delle temperature che si registra a livello globale. Così intesa, la cooling poverty si differenzia dalla c.d. “povertà energetica”6: la prima, infatti, dipende non solo da fattori economici legati alle risorse naturali del territorio e ai costi delle materie prime, ma anche dalla carenza di un sistema di “infrastrutture”, materiali e immateriali7 , idoneo ad offrire adeguata protezione a specifiche categorie sociali dinanzi agli effetti del cambiamento climatico. La povertà di raffrescamento, dunque, presenta almeno due caratteri peculiari.